La discarica di Pustarza è ufficialmente aperta ai ‘conferimenti’ regionali di spazzatura: 1500 tonnellate al giorno, con una cinquantina di compattatori quotidiani, che raggiungono Pustarza dopo aver sconfinato in Puglia (fino a Candela) ed esser quindi rientrati per Monteleone. Il generale Giannini ha dichiarato con molta sincerità ‘geografica’ che “grazie anche alla sofferenza e alla disponibilità delle popolazioni irpine stiamo consentendo alla Campania di iniziare a soffrire di meno” (il generale sfoggia una buona conoscenza storica: usa il toponimo Campania per definire l’antica Campania Felix, sostanzialmente il Napoletano e il Casertano di oggi; l’Irpinia, allora (?), era altra cosa); sulla disponibilità, invece, non c’è che da ridere: il territorio di Pustarza è lo stesso che da anni riceve spazzatura da ogni dove e di certo la disponibilità non richiede la militarizzazione del territorio, né denunce, né manganellate, né arresti. Ma questo è un altro discorso.
La discarica di Pustarza rappresenta, probabilmente, il colpo di grazia per un’area vasta compresa fra Ariano, Savignano e Monteleone.
Il territorio nord-orientale di Ariano, Difesa Grande, è tutt’uno, geograficamente e storicamente, con alcune limitrofe zone, così da delineare un’area che a nord comprende la Ferrara (Savignano), a est e a sud lembi di Monteleone (compresa Selvamala). Delimitata ad occidente dal corso del Cervaro, a mezzogiorno dallo stesso fiume e da Selvamala, ad est e a nord dal susseguirsi di alture (M. Grugnale, M. Castello, N. Triggiano), l’area ha una notevole omogeneità, presentandosi come un vasto altipiano ondulato che digrada lentamente dai rilievi orientali (che superano in qualche punto gli 800 metri) ai 600 della zona occidentale, prima del solco del Cervaro, che incide in profondità (altitudine della valle poco più di 500 metri).
La zona, unitamente a quella che si distende sull’altra sponda del Cervaro, fu abitata fin dalla preistoria ed ebbe importanza nell’antichità per la presenza di vie e tratturi (si pensi al sito preistorico di Monte Castello; per la fase sannitica e romana, alla Via Herculia, un cui miliare fu rinvenuto a Difesa Grande, e al grande tratturo che dall’Abruzzo conduceva alla pianura pugliese). La fine dell’impero romano determinò un lunghissimo periodo di guerre che non risparmiò l’intera regione, posta al confine fra la Campania e la Puglia e quindi attraversata più volte dagli eserciti in guerra, protagonisti –tra gli altri- Goti, Longobardi, Bizantini e Normanni.
Con la nascita del regno normanno l’esteso territorio di Ariano comprendeva quello di Monteleone, casale arianese fino al tramonto del Medioevo; anche il feudo della Ferrara, dominato dal castello sull’omonima altura, non era affatto estraneo alle vicende del Tricolle, i cui abitanti vi esercitavano gli usi civici. Le omogeneità geografiche e ambientali trovano così un riscontro anche dal punto di vista territoriale e storico. Le tracce del passato sono riscontrabili un po’dappertutto: nel volto stesso del paesaggio da cui traspare il passato demaniale negli ampi spazi, una volta utilizzati per l’allevamento soprattutto di pecore, oggi in gran parte occupati dalla cerealicoltura; nelle numerose fortificazioni, allo stato quasi tutte in pessime condizioni (Torretta di Camporeale, Torre delle Ciavole, Torre Li Pizzi); nelle antiche masserie e nei vecchi percorsi. La realtà demaniale, che segna l’intera zona nord-orientale di Ariano, conobbe le usurpazioni –nei secoli XVII e soprattutto XVIII- che, condotte dall’elite al potere sul Tricolle, portarono alla costituzione di notevoli proprietà, di cui le masserie settecentesche sono la testimonianza più cospicua.
Il demanio appetito dai notabili e ‘privatizzato’ in grandissima parte, è oggetto, oggi, di un nuovo disegno che ne vuole la trasformazione in area di ‘servizi’ particolari e deleteri per l’integrità ambientale. Discariche di grandi dimensioni ridisegnano e degradano il territorio, pregiudicandone ogni prospettiva economica (agroalimentare, agrituristica, storico-culturale, ambientale), mentre incombono numerosissimi progetti di parchi eolici. Un ridisegno che rappresenta una ‘riconversione’ dell’assetto territoriale, una nuova fase che, dando per scontata la marginalità ’assoluta’ dell’intera zona, la elegge a luogo privilegiato degli scempi ambientali. D’altronde, la stessa localizzazione della discarica beneventana a S. Arcangelo Trimonte, a pochissimi chilometri dal territorio di Ariano, verso occidente, ne è conferma.
Che resti almeno la memoria di cos’erano questi luoghi, dei giorni che viviamo, delle lotte che li hanno preceduti, delle responsabilità -passate e presenti, centrali e locali- di quanto accade.

Caro Cesare tramite te, mi rivolgo a tutti quelli che hanno sangue arianese, orgoglioso e sfortunato.
Ieri la mia dignità mi ha spinto là, alla nuova ferita, forse mortale, inferta al nostro territorio ed al nostro cuore, a Pustarza di Ariano, perchè di savignano quel sito ha soltanto la definizione catastale.
Là è Ariano come Ariano è S.Arcangelo Trimonti, come ogni remoto luogo di questa terra ,che fu contea e fu grande e fu potente.
ora tutto sarà preceduto da un “fu” e così questa nostra realtà fu dignitosa e nobile d’animo, fu fertile e fu salubre. Oggi e domani, e poi finchè non saremo stati sepolti, sarà ” solo pianto e stridor di denti” in attesa di un giudizio, che presto verra per questa vergogna e per le responsabilità di tanti “incroci genetici”.
Commento di emiliorex — Giugno 14, 2008 @ 11:58 am |
Bravo Maestro Cesare!
complimenti per il pezzo. L’apertura di Pustarza il 13 giugno è stata l’unica nota stonata di un bel Sant’Antonio! Che dire?
Che spero che dopo questa cocente sconfitta, le persone vogliano riunirsi ancora e positivamente pensare ad un progetto serio per la propria vita e per il territorio. Un progetto unitario e condiviso. L’altra sera a San Nicola Baronia ad una presentazione di un libro sulla Terra Santa è intervenuto il presidente del Consiglio Provinciale Erminio D’Addesa. Dopo il favoloso intervento del Vescovo D’Alise, sentire farfugliare dieci volte che “Dio è Morto a Pustarza, sua Eccellenza” mi ha fatto riflettere sulla pochezza di linguaggio e di argomentazioni dei massimi esponenti politici locali.
Rozzi e campanilistici, pronti a sparare a zero in ogni occasione sull’arianese per poi in Baronia dire che l’arianese sta pagando.
D’addesa a Savignano al primo maggio venne a titolo personale
Si chiama Ipocrisia, ma non mi meraviglierei essendo la cifra culturale delle nostre istituzioni votata al trasformismo, alla dissimulazione, all’opportunismo. Alla fine sono contento per Pustarza. é l’unico modo per far venire fuori la vera coscienza della nostra terra, se esiste. altrimenti saremo sempre i servi dei servi pronti ad arruolarci per una illusione di vita, come direbbe zi’Armando della Manna, e ad alimentare sociologie pasoliniane vero cancro del Sud e delle sue genti.
E pensare che eravamo la Magna Grecia. Massimo mo se magnamo er provolone di Greci. Povera Patria
Commento di Antonio Romano — Giugno 17, 2008 @ 10:25 am |
13 luglio, la beffa rischia di ripetersi. Mai più disse Mimmo al bivio lo scorso anno.
oggi siamo qui , divisi, ad aspettare che i compattatori, compatti, transitino ancor ed ncora per il bivio della vergogna amministrativa, scandita e regolata da incroci biogen-etici.
Commento di emiliorex — Luglio 12, 2008 @ 8:57 pm |