Arnanah – Sulle tracce di Ariano

Giugno 21, 2008

Scene di vita sul Cervaro a fine Cinquecento

Il Cervaro descritto da Scipione Agostino è ben diverso dal Cervaro attuale. Allora, dopo una piena, si ritrovavano pesci tra gli arbusti delle sponde, anziché iodio 131 e buste di plastica. C’era comunque l’inconveniente che i massari erano costretti a trasformarsi in frombolieri, per lanciare il pane ai lavoratori bloccati dalle piene sull’altra sponda.

pescatori

Scipione Agostino, nella sua Descrittione della città di Ariano, scritta sul finire del XVI secolo, si sofferma sul fiume Cervaro, descrivendo aspetti curiosi legati al fiume, alla risorsa che rappresentava, ai problemi che creava.

Sulle piene del fiume, Scipione Agostino così ricorda il modo con cui si faceva … passare il pane da una sponda all’altra del fiume rigonfio:

[f. 72 r] “…a’ tempo di grosissime piogge, et nevi con’alcune acque sorgenti c’ha nel corso scoverte, è succeso che a molti luoghi alle volte s’è fatto tanto gonfio, et grosso, che non ha’ potuto securo passarsi. Et quei massari, c’hanno havuto, et tengono i lor campi di là di questo fiume [f. 72 v] per portare il pane a’ i loro lavoratori (impediti dal non poter passarsi) da questa parte di qua dal fiume sono stati costretti con le pende [bende] menargl’il pane, quando tre o quattro giorni non potesse passarsi (com’è soccesso molte volte) per lo continuar delle piogge, le quali cessate sono assicuratisi di passare.”

Il Cervaro era, all’epoca, un fiume pescosissimo. Così scrive Scipione:

[f. 73 r] “Ecco dunque con questi fiumi il territorio di questa Città tutto circondato, nelli quali fiumi continue pescagioni si fanno, pur che i Pescatori dalle piogge assaliti non siano, et massime a’ questo di Cerbaro ove al più delle volte bellissime anguille grosse, et grasse, et pesci varij di mediocre grossezza si pescano, et questa qualità di pesci è assai meliore dell’altri, ch’ad’altri fiumi già detti [f. 73 v] si pescano, essendono di pietra nel qual fiume si pescano certe sorte di coquigle [conchiglie] grosse si bene non volentieri si mangiano per la lor durezza incredibile. Et quando avviene ch’al tempo di state, questo fiume Cerbaro gran fortuna d’acqua riceve, si gonfia in tal modo, che spargendosi, et allargandosi d’intorno dell’una, et l’altra Via pesca da sé tanti pesci, che scorsa l’acqua i pesci per non posser tornare dentro i loro luoghi, restano alla riva del fiume, et dentro le siepe occolti, et i contadini non pescatori, i quali sanno il costume di questo fiume, ch’intorbisandosi con la furia di grossissim’acque i gorghi si rivoltano et pesci fuori sen’escono, et senza pericolo si pescano.”

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