Arnanah – Sulle tracce di Ariano

Giugno 23, 2008

Ariano, Irpino? No, grazie!

Adesso basta!
Da Arianese , orgoglioso indigeno di questa splendida Città , dico pubblicamente che non sopporto più questo andazzo, questo lento rassegnato processo di disgregazione del mio mondo, della storia e delle tradizioni di questa mia terra , antica e sfortunata.

Nel mio corredo cromosomico, sufficientemente bastardo, come le ricombinazioni genetiche , come tutti i fenotipi che si rispettino, sono presenti tracce di vigore sannita diluito da nomadismo coatto al seguito di greggi transumanti, un aspetto somatico improntato ad una velata normanna superiorità, una buona percentuale di sanguigni geni appulo- lucani ( la mia famiglia ha seicentesche origini salentine) ed infine la consapevole evoluzione agricola delle massarìe di S. Eleuterio (ramo maschile ) e di Difesa Grande (ramo femminile).
Io non sono irpino, nell’accezione banale e restrittiva di abitante della provincia di Avellino .
Io sono irpino nel senso vero del termine, sono discendente di una tribù sannita, appartengo a quel fiero popolo, a quelle popolazioni che sconfissero Roma, e la pagarono cara.
Come del resto noi , oggi , schiacciati sotto il tallone napoletano ed umiliati per quella pagina luminosa di storia che scrivemmo nel 2004, che non è andata proprio giù ai notabili borboni di S. Lucia.
Ma , pur essendo una variazione della stessa storia , questa brutta vicenda la racconterò un’altra volta.
Che posso avere io in comune con quegli usurpatori di avellinesi, caduti, ai primi dell’Ottocento ,come “prucchi” nella farina francese e di colpo divenuti “mulinari”?
Come posso sentirmi suddito, riconoscendo supremazia culturale e politica di un paesotto, dedito alla pur valida “cultura” di nocciole , mentre la Storia , scritta in tanti secoli, parla arianese?
A cominciare da Arnanah , il nome arabo di Ariano, che Edrisi, geografo di Ruggero II, volle immortalare nel 1154 sul suo planisfero in argento e nel suo libro. Come dimenticare il desiderio di indipendenza arianese, sancito dal Riscatto del 1585, che allora la rese Città Regia , unica nel Regno di Napoli, ma che presto si scoprirà essere stato il germe del declino economico e culturale dei secoli successivi. Come non ricordare poi che questa Città ebbe fino alla metà del 1600 (descrizione di Enrico Bacco Alemanno del 1622) un periodo di eccezionale sviluppo urbano e demografico , tanto da risultare abitata da 1922 fuochi (ovvero nuclei familiari di quattro- cinque persone) , come Salerno, più di Potenza, più di Reggio Calabria, dieci volte più di Avellino ?
Della Contea di Ariano, che si estendeva praticamente sino alle porte arabe di Lucera, facevano parte anche realtà a noi legate da affinità culturale , come Monteleone , Accadia e S. Arcangelo Trimonte, casa nostra , che oggi soffrono a causa nostra, smembrate in artificiosi e deleteri confini provinciali.
La riunificazione delle conquiste piemontesi sotto un unico vessillo portò alla necessità , sempre in ottica nordista, di rendere riconoscibili le nuove acquisizioni territoriali senza riconoscerne la reale importanza. Così un omonimo, rispettabilissimo ma sparuto insediamento abitativo , in un’ansa del Po, nel 1868 si trovò nella condizione di poter essere confuso con l’ Ariano delle Assise, con l’Ariano Regia , con Ariano, culla di civiltà ceramica e patria di innumerevoli ed illustri personaggi, dall’ Angeriano al Barberio, dai fratelli Vitale al Flammia, dal Parzanese al Covotti, da Gabriele Grasso al Rendesi, all’Adinolfi, a Felice Mazza, con la certezza di dimenticarne colpevolmente tantissimi altrettanto importanti e prestigiosi.
Di qui la meschina, stupida , incomprensibile richiesta di aggiungere al nome un orpello, una corda al collo, una apposizione geografica, una palla al piede: così Ariano diventò “ di Puglia”. E la crassa ignoranza di molti, compresi tanti attuali amministratori, continua a perpetrare la falsa antica appartenenza di questa terra alla limitrofa regione.
Ariano, porta della Puglia, ultimo territorio ai confini delle lande della Capitanata: questa la vera spiegazione di quell’aggiunta inutile e fuorviante.
Ma non finisce qui la peripezia del nome di Ariano.
In pieno regime , correva l’anno 1930, ottavo dell’era fascista , qualche squinternato ebbe la geniale idea di ribadire l’appartenenza alla provincia avellinese.
Si deliberò di cambiare “di Puglia” con l’aggettivo (s)qualificativo “irpino”. Fu così che cominciò il nostro calvario economico e culturale, un declino inarrestabile, fatto di spoliazioni, di inganni e di discriminazioni , che durano ancora oggi. ( Debbo all’amico Ottavio la corretta definizione del termine , che, riferito alla città, dovrebbe e deve essere “ irpina”).
Per tutto, riporto la promessa disattesa di una funicolare, che unisse la stazione ferroviaria al centro, il muro di ostracismo per un casello autostradale, in passato vitale ed oramai quasi inutile, un raddoppio ferroviario , che non si riesce mai a completare, una strada interregionale, che riusciranno a complicare, pur di tenerla lontano da noi.
Mi chiedo se vi sia davvero la necessità di lasciare questo fardello appeso ad Ariano e se oggi non sia giunto il momento di scollarsi di dosso , con esso, anche un retaggio culturale di sudditanza e di omologazione forzata.
Che anche Avellino dichiari di essere “Irpina” , altrimenti la nostra Città, titolo onorifico da più parti sfoggiato senza alcun merito , torni ad essere Ariano , orgogliosamente “repubblica “, “città demaniale” , “città règia”, “baluardo del regno”, “enclave normanna in territorio aragonese”, come lo è stata nel corso di dodici secoli , ad eccezione dei brevi periodi sopracitati (dal 1868 al 1930 e dal 1930 ad oggi).
E soprattutto si cominci a veramente lottare per una nuova regione, visto che la provincia, questa provincia, giustamente , rappresenta un’inutile duplicazione ed una frammentazione “regolabile” della macchina amministrativa.
Una nuova regione, il Molisannio, che non abbia un altro “capo”, una regione interna, omogenea, senza Salerno, praticamente un’altra Napoli.
Errare è umano, ma perseverare nell’errore è inequivocabile dimostrazione di stupidità!

1 Commento »

  1. IO OGGI HO UNA GRANDISSIMA SODDISFAZZIONE ED è QUELLA DI TROVARE PERSONE CHE LA PENSANO COME ME E CHE AMANO QUESTA CITTà COME IO AMO E COME TUTTI DOVREBBERO AMARE

    Commento di CARMINE PAGLIALONGA — Agosto 20, 2008 @ 11:35 pm | Replica


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