Arnanah – Sulle tracce di Ariano

Luglio 1, 2008

La Galleria della Mogna

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Una galleria di cinque secoli fa che attraversa
da parte a parte la Macchia di Forte.
Ciò che resta, ciò che manca, ciò che è rovinato.
Le immagini.

La collina della Macchia di Forte è attraversata alla sua base, da sud a nord, da una lunga e larga galleria. L’ingresso meridionale, a pochi metri dall’angolo sud-orientale del cimitero, è integro e raggiungibile, sebbene occorra fare i conti con la fitta vegetazione. L’ingresso nord è, allo stato, franato e sulla volta della galleria, in un punto in cui essa era molto ampia aprendosi in una specie di larganeo, si è aperto un foro circolare.
Fino a qualche decennio fa, la galleria era integra e si poteva percorrere tutta. La parte terminale nord (nella zona del Tiro a Segno) era rivestita in pietra e, all’uscita, sull’architrave era posta una grande pietra sopra la quale erano impressi lo stemma della città e l’anno (un anno del XVI secolo).
Oggi, l’unico ingresso agibile è quello meridionale. La galleria è ancora in gran parte percorribile, fino allo slargo prima dell’uscita nord, dove si è prodotta la frana. La pietra dell’architrave fu asportata ben prima della frana…
L’opera, notevole per le dimensioni, fu eseguita nel XVI secolo, disposta dal vescovo (poi cardinale) Diomede Carafa. Tommaso Vitale la ricorda nella sua Storia:

“[Diomede Carafa] eresse la Chiesa di S. Maria della Ferma [nel luogo dell'attuale chiesa del cimitero], o sia a Formano; fece incavare la Grotta detta della Mogna perforando il monte da parte e parte…“(Storia, p. 215).

Le ragioni del grande scavo non sono ben chiare; Flammia così scrive:

Trovo che il Cardinale Carrafa, essendo vescovo nostro, nel 1535 aveva un vigneto della mensa vescovile, dove ora è il territorio Forte e il Camposanto. Volendo ridurlo a Villa, a modo delle ville romane, pensò all’acqua, e per averne in copia scavò nel seno del monte quella grotta che ancora esiste, dentro la quale noi ragazzi abbiamo fatto i primi miracoli di coraggio” (Storia, p. 32).

Felice Mazza (in: I Carafa di Ariano) propone anche l’ipotesi che l’opera mirasse a dar lavoro a tanti in un difficile momento di carestia; andrebbe vista, dunque, in una diversa prospettiva: quella di un intervento volto a crear lavoro e reddito. Mazza riprende un’interpretazione del vescovo Ferrera.
In ogni caso, la galleria ‘ancora resiste’, sebbene le rovine del tratto finale a nord, non lascino presagire nulla di buono e sembrino consegnare la galleria al ‘museo delle cose scomparse’ e magari anche sconosciute, particolarmente ricco ad Ariano e dintorni.

Le immagini
(La miniatura accanto al titolo ritrae il foro nella volta della galleria)

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1. L’ingresso sud.

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2. La galleria dall’ingresso sud

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3. Vicino all’ingresso sud

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4. Inizio dell’area franata.

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5. Scorcio della zona franata. Si scorge parte del foro nella volta.

6. La zona franata.

1 Commento »

  1. Complimenti per l’articolo su un sito di intrigante interesse naturalistico e di archeologia industriale.
    Il sito doveva essere la dimora di una villa prestigiosa di campagna del Vescovo e cardinale Diomede Carafa, una figura da riscoprire per le sue doti pastorali e per l’attaccamento alla sua seconda città, la sua diocesi.
    Su Casino Forte sec. XVIII, a poca distanza non resta che il ricordo che ospitò il Re Carlo III di Borbone e la famiglia reale, che onorò la città.
    Su questo particolare sarà oggetto di un prossimo intervento.
    Ad Majoram
    G. Orsogna

    Commento di giovanni orsogna — Luglio 2, 2008 @ 1:10 pm | Replica


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